Pulire cucine e bagni, utilizzare macchinari pesanti, svolgere attività agricole, occuparsi di riparazioni e manutenzione: sono alcune delle mansioni che una nuova ricerca associa a una salute peggiore in età avanzata. Lo studio ricostruisce le storie lavorative di quasi 65 mila persone in 27 paesi europei e Israele e propone un indice per valutare l’usura del lavoro a partire dalle attività che compongono ciascuna professione.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Population Economics, è firmata da Giacomo Pasini, professore di Econometria all’Università Ca’ Foscari Venezia, e Petru Crudu, dell’Università di Innsbruck, già dottorando a Ca’ Foscari. Il risultato principale è un legame tra l’intensità fisica del lavoro svolto lungo la carriera e le condizioni di salute dopo i 50 anni. L’associazione rimane significativa anche considerando le condizioni nell’infanzia, le caratteristiche socioeconomiche e gli stili di vita.
«La salute porta anche la memoria del lavoro svolto», spiega Pasini. Per studiare questa relazione, gli autori hanno utilizzato i dati di SHARE, l’iniziativa europea che raccoglie regolarmente dati su salute, invecchiamento e pensionamento della popolazione europea con più di 50 anni d’età. Il campione comprende 64.795 persone in 27 paesi europei e Israele. A ogni professione svolta è stato associato un indicatore di intensità fisica.
Tra le persone che hanno svolto lavori fisicamente più impegnativi nel corso della carriera sono più frequenti le diagnosi di infarto, ictus e malattie polmonari croniche. Diabete e ipertensione tendono inoltre a essere diagnosticati a un’età più giovane. Per diversi aspetti della salute, il legame tra fatica fisica sul lavoro e condizioni di salute peggiori è più forte tra le donne.
Un contributo originale dello studio riguarda il dettaglio delle mansioni. La ricerca parte da 302 categorie di attività associate alle diverse professioni. Un metodo statistico ha permesso di individuare le mansioni maggiormente associate a una peggiore salute percepita. Tra le mansioni che emergono con maggiore forza figurano le pulizie di cucine e bagni, l’uso di macchinari pesanti, le attività agricole e quelle di riparazione e manutenzione.
L’insieme delle 67 attività selezionate comprende anche compiti di assistenza fisica alle persone, come aiutarle a lavarsi e vestirsi, lo scarico dei camion, il trasporto di oggetti pesanti, le lavorazioni elettriche e le attività di costruzione e restauro. Gli esempi mostrano come mansioni associate a condizioni di salute peggiori possano essere presenti in professioni e settori diversi.
Su questa base è stato costruito il Job Strain Intensity. L’indice misura, per ogni professione, quanto pesano le mansioni associate a condizioni di salute peggiori. Questo approccio permette di descrivere con maggiore precisione il contenuto dei lavori e può aiutare a individuare ambiti sui quali concentrare interventi di prevenzione, sicurezza e organizzazione delle attività.
I risultati offrono elementi anche per il dibattito sulle disuguaglianze di salute e sulle politiche pensionistiche. «L’età anagrafica è uguale per tutte le persone, il peso degli anni di lavoro no», osserva Pasini. Considerare le differenze tra percorsi lavorativi può contribuire a progettare misure di protezione più attente alle condizioni di salute con cui le persone arrivano alle fasi finali della carriera.
Gli autori precisano che lo studio individua associazioni statistiche e non consente di attribuire con certezza alle condizioni di lavoro un effetto causale sulla salute. La relazione con l’intensità fisica rimane tuttavia stabile attraverso numerose verifiche e utilizzando diversi indicatori di salute.
La ricerca è stata finanziata dall’Unione europea attraverso NextGenerationEU, nell’ambito del progetto Pnrr Age-It – Ageing well in an ageing society. Petru Crudu ha ricevuto inoltre il sostegno dell’Austrian Science Fund.